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	<title>Artificial Intelligence Archivi - Present</title>
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	<description>Consulenza, Servizi IT - Present</description>
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	<title>Artificial Intelligence Archivi - Present</title>
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		<title>L&#8217;Intelligenza Artificiale: una forza trasformativa per le imprese</title>
		<link>https://www.it-present.com/it/lintelligenza-artificiale-una-forza-trasformativa-per-le-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Monza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 20:34:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Domenico FavuzziCavaliere del Lavoro. Presidente e Amministratore Delegato di Exprivia S.p.A3 febbraio 2024 Cavalieri del Lavoro L&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) ha rapidamente assunto un ruolo di primo piano nella trasformazione delle imprese, rivoluzionando la visione tradizionale di come le aziende operano e si sviluppano. Questa tecnologia ha il potenziale per rivoluzionare settori e processi aziendali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.it-present.com/it/lintelligenza-artificiale-una-forza-trasformativa-per-le-imprese/">L&#8217;Intelligenza Artificiale: una forza trasformativa per le imprese</a> proviene da <a href="https://www.it-present.com/it">Present</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Domenico Favuzzi</em><br /><em>Cavaliere del Lavoro. Presidente e Amministratore Delegato di Exprivia S.p.A<br />3 febbraio 2024 Cavalieri del Lavoro</em></p>
<p><span id="more-6499"></span></p>
<p>L&#8217;Intelligenza Artificiale (IA) ha rapidamente assunto <a href="https://www.it-present.com/it/ai-adoption-come-stanno-cambiando-le-aziende-e-cosa-aspettarsi" rel="noopener" target="_blank">un ruolo di primo piano nella trasformazione delle imprese</a>, rivoluzionando la visione tradizionale di come le aziende operano e si sviluppano. Questa tecnologia ha il potenziale per rivoluzionare settori e processi aziendali in un modo e con una estensione mai visti prima.</p>
<p>L&#8217;IA comprende una vasta gamma di tecnologie e approcci, tra cui apprendimento automatico, reti neurali e algoritmi avanzati, finalizzate a imitare il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni. L&#8217;obiettivo principale infatti è quello di <strong>dotare i sistemi digitali della capacità di apprendere, ragionare e risolvere compiti complessi</strong>. Questa è la ragione per cui fornisce alle imprese (e non solo) un vantaggio competitivo senza precedenti.</p>
<p>Immaginate di poter automatizzare i processi aziendali riducendo ad esempio gli errori umani o migliorando l&#8217;efficienza operativa. L&#8217;IA rende questo possibile, permettendo alle imprese e ai lavoratori di concentrarsi su attività più creative e strategiche.</p>
<p>Inoltre, grazie alla sua abilità di analizzare enormi quantità di dati in tempo reale, l&#8217;IA offre un potente strumento di analisi in numerosi ambiti di applicazione e settori industriali. Questo significa che molte decisioni potranno essere prese su una mole di dati più estesa, aggiornata e dettagliata, con un evidente beneficio in termini di tempestività e correttezza delle valutazioni e decisioni.</p>
<p>Caratteristica peculiare e potenzialmente dirompente dell’IA è la possibilità di <strong>personalizzare i servizi offerti</strong>. L&#8217;IA infatti è in grado di <strong>capire il comportamento dei consumatori e adattare l&#8217;offerta di prodotti o servizi alle esigenze individuali</strong>. Questo non solo migliora l&#8217;esperienza del cliente, ma contribuisce ad aumentare soddisfazione, fidelizzazione, fiducia del consumatore.</p>
<p>A fronte di tanti elementi efficaci ed utili, tuttavia l’IA solleva anche alcune problematiche critiche che dovranno essere “governate” e gestite con molta attenzione. Innanzitutto le questioni etiche. <strong>Come possiamo garantire che le decisioni prese in modo automatizzato siano “giuste” e prive di discriminazioni?</strong> Questa è una sfida che richiede una riflessione etica approfondita e su cui tutte le principali organizzazioni mondiali sono impegnate; in particolare la Commissione Europea ha proposto un primo quadro normativo per l’IA a livello UE già nell’aprile 2021.</p>
<p>La sicurezza è certamente un altro elemento critico. Con la crescente presenza dell&#8217;IA, ci troviamo di fronte a <strong>minacce di attacchi informatici e manipolazioni dei dati che potrebbero mettere a rischio sistemi aziendali o infrastrutture critiche</strong>. Diventa quindi cruciale approcciare nel modo corretto la sicurezza informatica dei nuovi sistemi basati sull’IA.</p>
<p>Infine vi è il tema della <strong>trasparenza sulle modalità con cu vengono “istruiti” i futuri sistemi di IA che assumeranno le decisioni in modo automatico</strong>. È estremamente importante avere una chiara comprensione di tutto il processo di apprendimento, dai dati fino ai modelli. Senza questa trasparenza, le preoccupazioni ad oggi esistenti su<strong> affidabilità, correttezza e legittimità delle decisioni prese</strong> non potranno essere superate, specialmente quando si tratta di decisioni critiche.</p>
<p>Nel corso degli ultimi anni Exprivia ha realizzato diversi progetti sfruttando le tecnologie di IA.</p>
<p>La sanità è una delle aree più attive nell’adozione dell’intelligenza artificiale ma, al contempo, nella regolamentazione della stessa, come recentemente sancito dall’ AI Act della Commissione Europea, è stata classificata come ad “alto rischio”. Tra i diversi utilizzi dell’IA da parte di Exprivia , l’adozione di strumenti innovativi a supporto della diagnosi nel mondo della radiologia è stata certamente tra quelle a più alto impatto per i pazienti, in quanto ha permesso sia una notevole <strong>riduzione degli errori clinici, che una significativa riduzione dei tempi di refertazione.</strong></p>
<p>Ugualmente rivoluzionaria è stata l’adozione di tecniche di IA per <strong>l’addestramento dei nuovi sistemi per il supporto alle decisioni dei medici</strong>. Veri e propri “assistenti virtuali” che osservano il lavoro del medico (e di tutti gli operatori sanitari), conoscono le informazioni storiche del paziente, i nuovi studi e i nuovi protocolli scientifici e sono quindi in grado di offrire suggerimenti per l’azione più opportuna da adottare. Questo consente, da un lato, di <strong>valorizzare tutte le informazioni disponibili per un approccio “personalizzato” al paziente, dall’altro di ridurre l’incidenza di alcuni fattori personali</strong> (es. mancanza di esperienza, stanchezza o altro) che potrebbero diminuire l’efficacia delle scelte del personale sanitario.</p>
<p>In aggiunta alla Sanità, anche il settore dell’Energia sta dimostrando grande interesse all’applicazione dell’IA: abbiamo, ad esempio, affiancato un importante player nazionale di settore in un percorso di trasformazione dei propri processi di <strong>manutenzione dell’infrastruttura da un approccio classico di tipo “reattivo”, ad un approccio innovativo di tipo “predittivo”</strong>. La trasformazione è stata possibile grazie all’applicazione di algoritmi di IA sugli enormi dataset già disponibili nei numerosi database di proprietà del cliente, in particolare immagini e video acquisiti tramite voli di elicotteri e droni e/o dati provenienti da satelliti, ma anche considerando le caratteristiche morfologiche, fisiche e storiche degli asset di interesse. Il risultato è stato una notevole riduzione sia degli interventi di manutenzione “programmata”, che di quelli causati da guasti sull’infrastruttura elettrica. Di conseguenza, vi è stato un aumento dell’efficienza del processo, e soprattutto una consistente riduzione di emissioni a salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;Intelligenza Artificiale rappresenta un&#8217;opportunità senza precedenti per le imprese, ma al contempo è fondamentale affrontare le sfide associate. È essenziale quindi non solo sfruttare le potenzialità dell’IA, ma anche affrontare le questioni etiche, di sicurezza e trasparenza. Solo in questo modo le imprese potranno sfruttare appieno la trasformazione rivoluzionaria offerta dall&#8217;Intelligenza Artificiale.</p>
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		<title>Robotic Process Automation: qual è la situazione oggi?</title>
		<link>https://www.it-present.com/it/robotic-process-automation-qual-e-la-situazione-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Monza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 20:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Zoccola Head of DF ERP/SAP Integration Exprivia Dal vostro osservatorio, quali sono oggi i maggiori ambiti di applicazione della Robotic Process Automation e qual è il grado di interesse da parte delle imprese italiane nei confronti di questa tipologia di soluzioni? La quantità di tempo che si trascorre a eseguire attività ripetitive è incredibile: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Francesco Zoccola Head of DF ERP/SAP Integration Exprivia</em></p>
<p><span id="more-6497"></span></p>
<h3>Dal vostro osservatorio, quali sono oggi i maggiori ambiti di applicazione della Robotic Process Automation e qual è il grado di interesse da parte delle imprese italiane nei confronti di questa tipologia di soluzioni?</h3>
<p>La quantità di tempo che si trascorre a eseguire attività ripetitive è incredibile: i task manuali o l’inserimento di dati su sistemi software aziendali occupano buona parte della giornata di un impiegato.</p>
<p>Le organizzazioni possono oggi affidarsi alla tecnologia, in particolare all&#8217;automazione robotica dei processi (RPA), per ridurre le mansioni ripetitive, consentendo ai dipendenti di dedicarsi a mansioni a maggior valore.</p>
<p>Al contrario, un lavoro monotono riduce la soddisfazione del dipendente, traducendosi in minore produttività ed alte inefficienze.</p>
<p><strong>L&#8217;RPA riduce al minimo gli errori di digitazione, accelera il lavoro e riduce i costi. Libera i dipendenti da mansioni banali e ripetitive, mettendo a frutto le loro competenze umane.</strong> Trasferendo le attività a minor valore ai bot RPA, l&#8217;azienda acquisisce una maggiore efficienza che le consente di: incrementare la produttività, automatizzare i workflow, eliminare gli errori umani, ridurre i costi di manodopera e gestire il rischio di compliance.</p>
<p>Tutti questi risultati migliorano le performance e riducono i costi, contribuendo al successo di una azienda.</p>
<p>Oggi la RPA è utilizzata in <strong>molti settori diversi</strong>, da quello dei servizi finanziari all’assistenza sanitaria, dalla produzione al settore pubblico o nella vendita al dettaglio.</p>
<p>L’utilizzo della RPA è ormai diffuso anche grazie alla sua <strong>facilità di applicazione</strong> in qualsiasi campo di business. Praticamente qualsiasi processo ripetibile ad alto volume, guidato da precise regole aziendali è un ottimo candidato per l’automazione.</p>
<p>L&#8217;RPA offre valore in <strong>tutti i settori di business e in tutte le funzioni</strong>. All&#8217;interno di un&#8217;organizzazione, tutte le aree aziendali possono trarre beneficio dall&#8217;RPA. Alcuni esempi delle più comuni aree aziendali/processi automatizzabili sono:</p>
<p><em>Amministrazione, Finanza e Controllo</em> (gestione ordini, elaborazione pagamenti, reportistica, fatturazione, gestione preventivi, riconciliazioni bancarie, chiusure, consolidamenti, incassi, ecc.) – <em>Information Technology</em> (monitoraggio di server e app, elaborazione e distribuzione e-mail, backup e ripristino, ecc.) – <em>Risorse Umane</em> (elaborazione paghe, gestione presenze, onboarding, reclutamento back office, ecc.) – <em>Gestione Operativa</em> (gestione delle scorte, pianificazione della domanda e dell&#8217;offerta, ecc.) – <em>Servizio Clienti</em> (gestione degli ordini, creazione account cliente, ecc.).</p>
<p>Tra gli ambiti in cui i vendor attivi nell’offerta di soluzioni per la RPA stanno maggiormente investendo vi sono certamente contabilità e finanza. Le aziende possono, infatti, trarre grande vantaggio dall’uso della RPA per gestire i documenti fiscali, i pagamenti ma anche collegando questi aspetti alla supply chain ossia alla gestione degli ordini, del magazzino, e così via.</p>
<p>In pratica, sul mercato si stanno affermando soluzioni in grado di automatizzare l’intero ciclo dell’ordine: quello attivo, dalla predisposizione degli ordini in entrata alla fatturazione, e quello passivo, ossia tutti i processi e i workflow che riguardano gli acquisti aziendali, dalla gestione completa dei fornitori di materie prime alle verifiche di magazzino, fino ai pagamenti.</p>
<p>Gli ambiti di utilizzo possono essere ancora più ampi se si pensa che l’RPA si sta spostando ben oltre la semplice automazione delle attività diventando IRPA &#8211; <strong>Intelligent RPA</strong>. L&#8217;RPA intelligente potenzia le funzionalità esistenti grazie all&#8217;<a href="https://www.it-present.com/it/ai-adoption-come-stanno-cambiando-le-aziende-e-cosa-aspettarsi" rel="noopener" target="_blank">intelligenza artificiale (AI)</a> e alle tecnologie di machine learning. Queste innovazioni consentono all&#8217;RPA di automatizzare le attività lavorative che sono più cognitive (basate su conoscenze e valutazioni).</p>
<p>Se infatti la RPA è costruita per replicare un processo,<strong> l’intelligenza artificiale riesce invece a imparare da ciò che vede e ad andare oltre l’esecuzione di compiti ripetitivi</strong>.</p>
<p>L’integrazione della RPA con le diverse forme di intelligenza artificiale consente allora una moltiplicazione dei possibili campi di applicazione della Robotic Process Automation.</p>
<p><strong>Applicando strumenti di AI come i modelli di machine learning e l&#8217;elaborazione del linguaggio naturale (NLP), l&#8217;RPA intelligente supporta l&#8217;iperautomazione, la capacità di identificare, controllare e automatizzare rapidamente i processi di business e IT</strong>. L&#8217;RPA intelligente è in grado di esaminare ed elaborare dati semi strutturati e non strutturati, visualizzare videate e comprendere discorsi, sostenendo conversazioni con utenti e clienti.</p>
<p>La diffusione di tali progetti è in crescita e la pandemia è stata in certi casi capace di <strong>innescare accelerazioni in termini di sviluppo ed investimento</strong>.</p>
<p>Nel 2021 si stima che la vendita di sistemi RPA (Robotic Process Automation) abbia generato un giro d’affari globale attorno all’1,9 miliardi di dollari e che sia destinato ad aumentare, fino a raggiungere nel 2030 i 13 miliardi di dollari.</p>
<p>Secondo un report reso noto da Market Research Future, il mercato globale della Robotic Process Automation dovrebbe valere 2,7 miliardi di dollari nel 2023, il che farebbe registrare un tasso di crescita globale anno su anno a partire dal 2019 davvero importante. Questo valore assoluto è riconducibile perlopiù a investimenti effettuati in Nord America ed Europa.</p>
<p>Anche in Italia la spesa per soluzioni e servizi per l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale e della Robotic Process Automation è aumentata.</p>
<p>In Italia il Mise ha messo in agenda per il piano di implementazione produttiva del Paese l’Intelligenza Artificiale (I.A), pubblicando il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (I.A.) 2022-2021, in cui ha dichiarato non solo quanto i sistemi di digitali siano maturi nella capacità di apprendimento e ragionamento, ma anche la loro centralità nella società e nelle attività economiche di settori trainanti.</p>
<p>Così come il PNRR mette sul piatto oltre 40 miliardi di euro destinati alla digitalizzazione del Paese. Di questi la gran parte indirizzati alla transizione digitale del mondo pubblico e del sistema produttivo privato: per innovare, digitalizzare e mettere in sicurezza la PA e per la digitalizzazione del sistema produttivo allo scopo di aumentarne la competitività.</p>
<p>Tuttavia, per vari motivi legati anche alla cultura del nostro paese, la percentuale dei progetti attivi in Italia in ambito RPA o IRPA è percentualmente ancora molto bassa.</p>
<p>Parte dell’ostacolo risiede nella cultura del lavoro, ancora non matura sui temi dello sviluppo digitale né della robotica automatizzata.</p>
<p>Si guarda ancora con scetticismo alla RPA, permangono dubbi verso la trasparenza nella modalità di gestione delle procedure automatizzate, si teme di esporsi nell’affidarsi a sistemi automatizzati a volte gestiti da altri e non direttamente controllabili (temi attuali sono certamente quelli della cybersecurity, della gestione delle credenziali di accesso, delle abilitazioni ed autorizzazioni, della gestione della segregation of duties o del GDPR e trattamento dei dati).</p>
<p>Fortunatamente <strong>a livello Europeo possiamo assistere ad una vera e propria spinta verso una legislazione più orientata alla tutela sia dei consumatori sia degli aspetti etici legati a queste nuove tecnologie</strong>.</p>
<p>Purtroppo alcuni timori sono al momento difficili da superare forse ancor più rispetto a costi o infrastrutture.</p>
<p>La strada da percorrere è ancora lunga tuttavia la crescita a livello globale e, anche se solo in misura minore, a livello nazionale dell’Intelligent RPA nell’ultimo triennio dimostra come sia in aumento la <strong>consapevolezza che l’hyperautomation aiuti il successo delle aziende</strong>.</p>
<h3>In che modo introdurre al meglio la RPA in azienda, tenuto conto del suo impatto sui processi e su modalità di lavoro consolidate negli anni?</h3>
<p>Come dicevamo l’RPA può essere utilizzato per automatizzare processi: ripetitivi, con ampi margini di errore, basati su regole che hanno tempi critici o caratterizzati da stagionalità.</p>
<p>L’ adozione della RPA sta accelerando in tutto il mondo grazie alla sua facilità di applicazione e all’alto valore che apporta alle imprese in termini di trasformazione digitale.</p>
<p>I vantaggi delle soluzioni RPA vanno oltre la riduzione dei costi e includono: <strong>tempi ridotti e produttività migliorata, flessibilità e scalabilità, precisione migliorata, miglioramento del morale dei dipendenti, maggior tempo per innovare concentrandosi sul cliente, acquisizione di dati strutturati e dettagliati</strong>.</p>
<p>Come si può intuire, l’automazione dei processi grazie alla RPA può portare numerosi vantaggi all’azienda sotto forma di risparmio di costi, velocità, riduzione degli errori, standardizzazione dei processi, compliance, servizio 24/7.</p>
<p>I software per la RPA lavorano in ambiti e ruoli operativi che sempre più saranno destinati a essere abbandonati dalle persone, si tratta di task noiosi, ripetitivi, poco qualificati. In generale, i processi dove possono intervenire i software sono quelli che hanno un elevato indice di standardizzazione.</p>
<p>La RPA ha un forte impatto non solo sui sistemi informativi e tecnologici, ma anche sulle persone e sui processi. Mentre i bot RPA gestiscono infatti determinate attività, le persone possono e devono essere messe nelle condizioni di portare valore aggiunto mettendo a frutto la propria professionalità. Il fine ultimo della RPA è far sì che la forza lavoro sia concentrata sulle attività più rilevanti, il che inevitabilmente passa per una revisione dei processi e dell’assegnazione dei compiti.</p>
<p>La tecnologia RPA deve contribuire allo spostamento delle attività operative e di controllo che solitamente richiedono personale espressamente dedicato, interno o esterno, verso una “<em>digital workforce</em>”. Con il duplice vantaggio di valorizzare il capitale umano in virtù dell’assegnazione di compiti a maggior valore e di abbattimento dell’effort e della spesa associati ai workflow automatizzati.</p>
<p>La RPA è quindi uno strumento formidabile a disposizione delle aziende e come tale deve essere utilizzato nel modo più corretto, uno strumento complementare e non sostitutivo dell’intelletto umano.</p>
<p>Per tale ragione è importante anche saper <strong>comunicare con il personale, predisponendo il più possibile il giusto contesto per questa trasformazione</strong>. Infatti un altro dei rischi della robotic process automation è pensare di imporre un cambiamento così importante dall’alto, senza considerare le abitudini e le competenze che i lavoratori hanno sviluppato negli anni. Può sembrare di minore importanza, ma creare consenso attorno a questo tipo di scelte è una sfida non marginale.</p>
<h3>Che ruolo ricopre la Robotic Process Automation nella vostra value proposition e in che modo operate per consentire ai clienti di coglierne pienamente i benefici?</h3>
<p>È fondamentale premettere che <strong>accademicamente l’RPA non è solo da considerarsi come la tecnologia per l’automazione ma piuttosto come una metodologia che abbraccia il ciclo di vita di un processo aziendale nella sua interezza</strong>: dalla scoperta dei use case a cui applicarla, alla progettazione del software necessario sino alla distribuzione del software stesso.</p>
<p>Una caratteristica unica di alcuni strumenti RPA è rappresentata dalla loro <strong>accessibilità ai non programmatori</strong>, che consente agli esperti di dominio privi di competenze di programmazione di creare e implementare workflow RPA. Noto come <strong>citizen developer</strong>, questa figura, priva di esperienza di coding, è l&#8217;esperto di dominio della routine lavorativa che è soggetta all&#8217;automazione.</p>
<p>Sebbene questa caratteristica democratizzi l&#8217;RPA, gli scenari più avanzati richiedono comunque capacità e competenze tecniche più evolute. Tali competenze, unite a esperienze ampie e diverse, ad acceleratori consolidati ed a una distintiva capacità di governance, aiutano a disegnare la value proposition di Exprivia in ambito RPA ed hyperautomation.</p>
<p>Exprivia offre ai propri clienti servizi e soluzioni tecnologiche che consentono di digitalizzare i processi per renderli più efficienti, flessibili, resilienti e adattabili al proprio business. I clienti di Exprivia sono le imprese, medie e grandi, del settore pubblico e privato per le quali le tecnologie digitali rappresentano una leva strategica per rafforzare la propria competitività.</p>
<p>Exprivia propone ai propri clienti l’hyperautomation come approccio sistematico per identificare, esaminare e automatizzare rapidamente il maggior numero possibile di processi aziendali e IT. Essa comporta l&#8217;uso orchestrato di più tecnologie, strumenti o piattaforme. Esempi includono AI, machine learning, event-driven software, robot process automation (RPA), suite BPM intelligenti, IPaS (piattaforme di integrazione as a service), strumenti low-code e altri tipi di strumenti di supporto all’automazione delle decisioni, dei processo e dei task.</p>
<p>L’implementazione di Robotic Process Automation, quindi, rientra in una più ampia value proposition incentrata sulla cultura dell’automazione come elemento competitivo in grado di generare un’ottimizzazione dei processi. Non ci limitiamo quindi ad offrire una delle tante soluzioni RPA tra quelle che il mercato offre.</p>
<p>Riusciamo a farlo perché conosciamo bene le tecnologie e gli strumenti, la cybersecurity, i settori di business ed i processi che andiamo ad automatizzare. E su questa base che strutturiamo i nostri migliori servizi.</p>
<p>Per una iniziativa di automazione accuratamente pianificata suggeriamo di partire da una valutazione top-down dei workflow esistenti. L&#8217;intelligent RPA abbinata a strumenti di business process intelligence aiuta a identificare rapidamente i processi aziendali che trarrebbero i maggiori vantaggi dall&#8217;automazione.</p>
<p>Una volta identificati i migliori processi candidati, siamo pronti ad analizzare, progettare, implementare e rilasciare l’RPA più efficace allo scopo, nel minor tempo possibile.</p>
<p>Tre sono i fronti sui quali, come Exprivia, quotidianamente puntiamo l’attenzione:</p>
<p><strong>Consolidamento delle competenze</strong> con una attività di ricerca e studio continuo nell’ambito dell’hyperautomation;</p>
<p>Rafforzamento delle nostre capacità nella <strong>ricerca di use case e nello sviluppo di modelli di automazione intelligente</strong>;</p>
<p>Supporto ai clienti su tematiche innovative e di ricerca <strong>consolidando soluzioni sperimentali e portandole verso la piena produzione operativa</strong>;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AI Governance aziendale: come garantire sicurezza e privacy nell’era dell’AI generativa</title>
		<link>https://www.it-present.com/it/ai-governance-aziendale-come-garantire-sicurezza-e-privacy-nellera-dellai-generativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Monza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 20:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Key Takeaway L’AI Governance è un requisito imprescindibile per l’adozione dell’AI in azienda: norme più stringenti, rischio di perdita dati e crescita della GenAI impongono approcci controllati. La frammentazione dell’AI è uno dei rischi maggiori: i dati escono dal perimetro aziendale, se ne perde il controllo e ci si espone a sanzioni e danni reputazionali. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.it-present.com/it/ai-governance-aziendale-come-garantire-sicurezza-e-privacy-nellera-dellai-generativa/">AI Governance aziendale: come garantire sicurezza e privacy nell’era dell’AI generativa</a> proviene da <a href="https://www.it-present.com/it">Present</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Key Takeaway</h2>
<ul>
<li>
<p>L’AI Governance è un <strong>requisito imprescindibile per l’adozione dell’AI in azienda</strong>: norme più stringenti, rischio di perdita dati e crescita della GenAI impongono approcci controllati.</p>
</li>
<li>
<p><strong>La frammentazione dell’AI è uno dei rischi maggiori</strong>: i dati escono dal perimetro aziendale, se ne perde il controllo e ci si espone a sanzioni e danni reputazionali.</p>
</li>
<li>
<p>Con AI Guardrail di Exprivia, l’AI diventa sostenibile, sicuro, senza lock-in e compliant.</p>
</li>
</ul>
<p>Gartner stima che il <a href="https://www.cio.com/article/4092928/how-cios-can-get-a-better-handle-on-budgets-as-ai-spend-soars.html" rel="noopener" target="_blank">valore globale dell’AI</a> passerà da 1.500 miliardi di dollari del 2025 a oltre 2.000 miliardi nel 2026, una crescita che conferma quanto l’adozione continuerà a essere centrale nei processi di trasformazione aziendale.</p>
<p>Più l’AI diventa pervasiva, <strong>più aumenta il bisogno di governarla</strong>. Integrare modelli linguistici, agenti e sistemi generativi significa esporsi a rischi di sicurezza, conformità alle normative (GDPR, AI Act), rispetto delle policy interne e <strong>protezione di dati sempre più eterogenei. </strong></p>
<p>In questo perimetro rientra il concetto, ormai centrale nelle strategie dei CIO, di <strong>AI Governance</strong>, un insieme di regole, processi e strumenti che permettono alle organizzazioni di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo <strong>responsabile, rispettoso della propria cultura e del <em>corpus </em>normativo cui è naturalmente soggetta</strong>. Questo articolo ne <strong>analizza il significato, i rischi principali</strong> e, soprattutto, la soluzione sviluppata da Exprivia per rispondere a queste nuove esigenze: AI Guardrail.</p>
<h2>AI Governance: perché oggi è imprescindibile</h2>
<p>Per molte organizzazioni, l’intelligenza artificiale non è più un progetto sperimentale, ma una leva strategica che deve poter essere <strong>utilizzata da tutta la workforce</strong>, dai team commerciali ai reparti operativi, dal customer service alla direzione tecnica.</p>
<p>L’obiettivo che molte aziende si pongono è chiaro: trasformare l’AI in uno strumento quotidiano, capace di migliorare la produttività e aumentare la qualità delle decisioni. Per farlo, occorre integrare <strong>soluzioni personalizzate, modelli addestrati sui propri dati, strumenti che rispecchino i processi reali dell’azienda</strong> e non semplici applicazioni chiavi in mano.</p>
<p>C’è dunque bisogno di un cambio di prospettiva. L’AI non si valuta più solo in base a <strong>performance, funzionalità, efficienza o costi operativi</strong>, ma anche per la sua capacità di <strong>garantire sicurezza dei dati, la conformità alle normative, il controllo dei flussi informativi, la coerenza con le policy interne</strong> e, in modo crescente, <strong>il tema della sovranità digitale</strong>. Tutto ciò fa parte della AI governance.</p>
<h3>Cosa intendiamo per AI Governance</h3>
<p>Il significato di AI governance è molto concreto. Si tratta infatti dell’insieme <strong>di regole, processi e responsabilità che consentono di gestire in modo controllato l’intelligenza artificiale</strong>, dall’ideazione al rilascio, dall’utilizzo quotidiano al miglioramento continuo.</p>
<p>Una governance efficace stabilisce innanzitutto <strong>cosa può essere fatto e cosa no</strong>, quali dati possono essere utilizzati per alimentare i modelli, quali livelli di rischio sono accettabili e in quali circostanze è possibile affidarsi a modelli esterni. Significa avere politiche unitarie, processi di validazione trasparenti, meccanismi di audit, sistemi di monitoraggio costante delle performance e della sicurezza. E significa, soprattutto, <strong>evitare che l’AI venga adottata in modo spontaneo e individuale</strong>, senza linee guida e strumenti adeguati per proteggere informazioni sensibili o riservate.</p>
<h3>I rischi di un’adozione frammentata dell’AI</h3>
<p>Senza una struttura di governance, <strong>l’AI tende a crescere in maniera disordinata</strong>. Ogni reparto esplora strumenti diversi, sperimenta modelli non autorizzati, acquista applicazioni senza verificarne la conformità o l’impatto sulla sicurezza dei dati. È uno scenario molto comune nei primi cicli di adozione: <strong>entusiasmo, sperimentazione, numerose iniziative locali e poca supervisione centrale</strong>. </p>
<p>Questa frammentazione genera rischi importanti:</p>
<ol>
<li>
<p>Il primo è la <strong>perdita di controllo sui dati</strong>: informazioni riservate possono essere caricate in sistemi su cui non si ha piano controllo, <strong>esponendo l’azienda a violazioni del GDPR e a potenziali data breach</strong>.</p>
</li>
<li>
<p>Un altro rischio riguarda <strong>la qualità dei risultati</strong>: modelli scelti in autonomia, senza un processo formale di validazione, possono produrre output poco affidabili o non coerenti con i processi aziendali.</p>
</li>
<li>
<p>Anche <strong>il costo</strong> può diventare un problema, perché la moltiplicazione di strumenti separati porta a <strong>inefficienze evidenti e a investimenti duplicati</strong>.</p>
</li>
<li>
<p>I rischi più insidiosi sono indiretti: <strong>sanzioni, perdita di reputazione</strong> e difficoltà di riportare l’AI entro processi controllati una volta che la <em>shadow AI</em> prende posto stabilmente nei confini aziendali.</p>
</li>
</ol>
<h3>I rischi specifici della GenAI e degli LLM</h3>
<p>L’uso massiccio di modelli generativi e LLM – ormai comune nella quotidianità delle imprese &#8211; introduce criticità immediate. Essendo i grandi modelli sviluppati da fornitori internazionali, i dati condivisi con i sistemi generativi (informazioni testuali, file allegati, contratti, presentazioni riservate) possono attraversare infrastrutture al di fuori del perimetro europeo o essere archiviati secondo logiche non necessariamente compliant con la normativa cui l’azienda è soggetta.</p>
<p>La certezza è che, una volta condivisa, l’informazione <strong>esce dal controllo diretto ed esclusivo dell’organizzazione</strong>, e questo costituisce un rischio da non sottovalutare anche in chiave di <em>sovranità digitale</em>.</p>
<p>Accanto al tema della privacy, c’è poi una questione di affidabilità. L’LLM esterno potrebbe restituire informazioni inesatte (le cosiddette “allucinazioni”), non coerenti con le policy aziendali, o semplicemente non verificabili, tanti elementi che la normativa europea (AI Act compreso) considera meritevoli di attenzione.</p>
<h3>Come impostare un percorso efficace di AI Governance</h3>
<p>Un percorso di AI Governance solido parte da un principio essenziale: <strong>evitare la frammentazione</strong>.</p>
<ol>
<li>
<p>Il primo passo consiste dunque nel <strong>mappare come l’AI venga usata nei diversi reparti</strong> e comprendere quali strumenti, modelli o applicazioni siano già in uso. Questa visione permette di identificare rischi immediati, duplicazioni e opportunità di consolidamento.</p>
</li>
<li>
<p>Si costruisce poi un approccio centralizzato: <strong>piattaforme uniche, policy condivise, un set di regole definito</strong> per determinare cosa può essere condiviso con modelli esterni e cosa deve restare all’interno dell’organizzazione. In parallelo si implementano processi di risk assessment, audit periodici, monitoraggio continuo delle interazioni e cicli di miglioramento basati sui feedback operativi.</p>
</li>
</ol>
<p>Tutto ciò, ovviamente, assistito dallo sviluppo o dall’adozione di strumenti che facciano proprie le policy di governance definite dall’organizzazione. <strong>Uno su tutti: AI Guardrail di Exprivia. </strong></p>
<h2>AI Guardrail: la risposta di Exprivia alle esigenze di AI governance</h2>
<p>Per far fronte all’esplosione massiccia dell’intelligenza artificiale, in Exprivia abbiamo <strong>dedicare risorse e impegno al tema della governance</strong>. Non solo, quindi, soluzioni per essere più produttivi, efficienti, innovativi e lavorare meglio, ma per farlo in modo sicuro, conforme alla policy aziendali e a tutto l’ecosistema normativo cui l’azienda è soggetta.</p>
<h3>Cos’è AI Guardrail, una difesa aziendale nell’era degli LLM</h3>
<p>AI Guardrail è uno strumento sviluppato da Exprivia che <strong>si interpone tra l’utente e il modello linguistico, filtrando, proteggendo e indirizzando ogni interazione</strong>. È un sistema di governance operativa che non richiede all’azienda di rinunciare ai benefici dei modelli generativi, ma che impedisce che <strong>prompt, documenti o informazioni sensibili finiscano in ecosistemi non controllati.</strong></p>
<p>Il principio è semplice: tutto ciò che l’utente invia all’AI passa da AI Guardrail, <strong>che applica un insieme di controlli automatici </strong>&#8211; privacy, sicurezza, scelta del modello, tracciamento e routing – che non bloccano l’impiego dell’AI, semplicemente <strong>lo rendono conforme alle regole che l’azienda si è data</strong> per la propria competitività e per la riduzione del rischio.</p>
<h3>Come funziona AI Guardrail e i suoi benefici: un esempio pratico</h3>
<p>Il funzionamento di AI Guardrail si articola in una sequenza di passaggi progettati per gestire l’interazione con l’AI in modo completo, dalla gestione del prompt fino alla scelta del modello più adatto.</p>
<h4><strong>1. User Prompt</strong></h4>
<p>L’utente inserisce la propria domanda all’LLM con le medesime modalità con cui usa i modelli tradizionali, da ChatGPT a Claude. Può anche allegare contenuti testuali, file o documenti.</p>
<h4><strong>2. Anonimizzazione e Privacy</strong></h4>
<p>AI Guardrail analizza il prompt, individua automaticamente qualunque informazione sensibile – nomi, indirizzi, dati personali, riferimenti interni – e li anonimizza prima che vengano acquisiti e trattati da modelli generativi. Si tratta di una protezione preventiva che evita l’errore umano e <strong>tutela l’azienda da potenziali violazioni del GDPR o dell’AI Act</strong>.</p>
<h4><strong>3. Sentiment Analysis</strong></h4>
<p>Il sistema analizza il tono dell’interlocutore (curioso, dubbioso, irritato, formale…) per arricchire il prompt, così da ottenere risposte più pertinenti ed efficaci.</p>
<h4><strong>4. Intent Extraction</strong></h4>
<p>Visto che – per definizione – l’utente si esprime in linguaggio libero e naturale, non sempre il prompt fornito al modello è ottimizzato. Qui AI Guardrail identifica l’intento reale della richiesta: un’informazione, un’operazione, una modifica a un servizio, una prenotazione. Questo passaggio è fondamentale perché, tramite ottimizzazione del prompt, migliora in modo evidente l’efficacia della risposta del modello.</p>
<h4><strong>5. Routing intelligente</strong></h4>
<p>In base al prompt originale e a tutti i passaggi precedenti, ma anche alla complessità e al tipo di informazione richiesta, AI Guardrail <strong>decide quale modello utilizzare</strong>: quello sviluppato e addestrato internamente dall’azienda – laddove sufficiente &#8211; oppure un modello di mercato, selezionato senza vincoli di fornitore. Questo è un tipico esempio del principio No-Lock in.</p>
<p>Il risultato è un sistema che governa l’intero ciclo del prompt, ma non soltanto ai fini della governance in senso stretto (sicurezza, privacy, compliance), ma anche per massimizzare l’efficacia dell’output e l’efficienza del sistema. In altri termini, per ridurre i costi, massimizzare la resa ed essere certi di non violare nessuna norma o policy.</p>
<p>Oltre a tutti quelli già citati, tra i benefici c’è <strong>l’introduzione di una logica unitaria</strong>: <strong>ogni richiesta passa dallo stesso punto di controllo, ogni modello viene utilizzato in modo coerente</strong>, ogni dato segue un flusso tracciabile. In questo modo l’azienda mantiene una visione completa sull’utilizzo dell’AI, riduce la dipendenza da soluzioni esterne e favorisce la crescita del proprio modello interno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.it-present.com/it/ai-governance-aziendale-come-garantire-sicurezza-e-privacy-nellera-dellai-generativa/">AI Governance aziendale: come garantire sicurezza e privacy nell’era dell’AI generativa</a> proviene da <a href="https://www.it-present.com/it">Present</a>.</p>
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		<title>AI aziendale: cosa serve per ottenere valore dagli investimenti in intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.it-present.com/it/ai-aziendale-cosa-serve-per-ottenere-valore-dagli-investimenti-in-intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Monza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 20:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Key Takeaway L’AI genera valore solo quando supera l’adozione a silos e diventa parte di un percorso integrato che coinvolge processi, persone e governance. Le aziende non possono affrontare la trasformazione AI da sole: serve un partner in grado di padroneggiare l’intero stack AI e di offrire expertise di dominio. L’approccio Exprivia alla AI transformation [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.it-present.com/it/ai-aziendale-cosa-serve-per-ottenere-valore-dagli-investimenti-in-intelligenza-artificiale/">AI aziendale: cosa serve per ottenere valore dagli investimenti in intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.it-present.com/it">Present</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Key Takeaway</h2>
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<p>L’AI genera valore solo quando supera l’adozione a silos e diventa parte di un percorso integrato che coinvolge processi, persone e governance.</p>
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<p>Le aziende non possono affrontare la trasformazione AI da sole: serve un partner in grado di <strong>padroneggiare l’intero stack AI</strong> e di offrire expertise di dominio.</p>
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<p>L’approccio Exprivia alla AI transformation combina <strong>visione strategica, esperienza consolidata, un Competence Center dedicato</strong> e un processo di delivery strutturato.</p>
</li>
</ul>
<p>Nonostante hype, investimenti crescenti e una diffusione ormai trasversale di strumenti basati su modelli generativi, le aziende che ottengono un valore significativo dall’AI e riescono a misurarlo sono ancora poche (il 5%, secondo <a href="https://www.businessinsider.com/industries-seeing-value-from-ai-bcg-consulting-report-2025-10" rel="noopener" target="_blank">BCG</a>).</p>
<p>Questo dato è controintuitivo, perché mai come oggi si parla di <strong>automazione intelligente, produttività aumentata e agenti proattivi</strong>; eppure, nella pratica, l’impatto rimane spesso confinato a iniziative locali, difficili da estendere o da integrare.</p>
<p>In questo articolo esaminiamo le cause che impediscono all’AI di generare valore sistemico, <strong>le caratteristiche che deve avere un partner</strong> per costruire un percorso credibile e il modo in cui Exprivia accompagna le aziende nella trasformazione, dalla visione strategica alla delivery.</p>
<h2>Perché l’AI aziendale fatica a generare valore</h2>
<p>Le ragioni per cui molte aziende non riescono a ottenere un ritorno significativo dagli investimenti in AI, né a trasformare realmente i propri processi <strong>sono diverse e non chiare a tutte le organizzazioni</strong>. </p>
<h3>Adozione frammentata</h3>
<p>Nella maggior parte dei casi, <strong>l’<a href="https://www.it-present.com/it/ai-adoption-come-stanno-cambiando-le-aziende-e-cosa-aspettarsi" rel="noopener" target="_blank">AI viene adottata a silos</a></strong>. Un team sperimenta un assistente basato su LLM, un altro avvia un POC di forecasting, un terzo testa un chatbot per il servizio clienti, mentre singoli reparti <strong>acquistano tool generativi in autonomia</strong> per restare al passo coi tempi e non perdere competitività.</p>
<p>Queste iniziative, pur portando benefici locali, non dialogano tra loro e <strong>non puntano verso obiettivi di cui possa avvantaggiarsi l’intera organizzazione</strong>. Il risultato è una proliferazione di microprogetti che non convergono in un percorso comune, con conseguente aumento di costi e di complessità, oltre a notevoli difficoltà di <em>scaling. </em></p>
<h3>Competenze distribuite</h3>
<p>L’AI attraversa l’intera organizzazione, ma le competenze necessarie per sviluppare una soluzione e adottarla sono distribuite: IT, data team, sicurezza, operation, marketing, HR. Ognuno vede una parte del problema e agisce con obiettivi e tempi diversi. Si torna, di fatto, <strong>al problema della frammentazione.</strong></p>
<h3>Manca un modello operativo condiviso</h3>
<p>Di per sé, la tecnologia non è mai un ostacolo. La vera sfida è come inserire una soluzione <em>AI-based </em>all’interno di un processo con metriche chiare, una governance solida e un impatto misurabile.</p>
<p>Molte aziende partono dall’idea di aggiungere l’AI ai flussi esistenti per aumentare la velocità o migliorare le decisioni, quando invece dovrebbero <strong>sfruttare l’occasione per ripensare i processi, semplificarli e renderli più efficienti</strong>. È proprio in questo passaggio &#8211; quando l’AI implica un cambiamento vero &#8211; che emergono <strong>resistenze organizzative complesse</strong>, talvolta sottovalutate.</p>
<h2>Il ruolo del partner e le 3 caratteristiche davvero essenziali</h2>
<p>Le aziende che cercano di trasformarsi attraverso l’AI <strong>difficilmente possono farlo da sole</strong>, perché la complessità dei processi, la frammentazione delle competenze interne e la velocità con cui evolvono modelli e tecnologie rendono molto difficile costruire un percorso di successo.</p>
<p>C’è bisogno di una guida, ma moltiplicare i fornitori o coinvolgere specialisti differenti per ogni iniziativa non fa che generare <strong>ulteriori rischi di approcci disallineati, visioni contrastanti e soluzioni non integrate</strong>. Per evitare una trasformazione parziale, non servono tanti fornitori ma un unico partner in grado di governare l’intero percorso.</p>
<h3>Approccio consulenziale</h3>
<p>Un progetto di valore nasce da una visione strategica del <strong>ruolo che l’AI deve assumere nei processi aziendali. </strong>Per questo, il partner ideale non è semplicemente un fornitore tecnologico, ma un soggetto che affianca <strong>l’organizzazione, la aiuta a definire priorità, obiettivi e metriche, e contribuisce a ridisegnare i processi</strong> laddove l’AI può creare un impatto competitivo.</p>
<p>Serve dunque <strong>una capacità consulenziale matura</strong>, capace di leggere l’azienda nel suo complesso, di interpretare le esigenze di business e di <strong>costruire un percorso coerente che integri persone, dati e tecnologie.</strong></p>
<h3>Competenze verticali e capacità di co-design</h3>
<p>La diffusione dei modelli generativi ha reso accessibile la tecnologia, ma non ha ridotto la distanza tra <strong>ciò che le aziende vogliono e ciò che realmente serve nei loro settori</strong>.</p>
<p>Per questo, il partner deve <strong>possedere competenze avanzate di dominio</strong>, ovvero conoscere alla perfezione i processi della manifattura, della PA, dell’healthcare, del banking, della logistica, nonché le norme cui il settore specifico è soggetto e il panorama competitivo in essere.</p>
<p>In più, poiché ogni azienda ha flussi unici, <strong>il partner deve adottare un approccio di <em>co-design</em> alle soluzioni AI-based</strong>: lavorare insieme al cliente, progettare soluzioni modellate sulle sue specificità, integrare l’AI nei processi con logiche condivise.</p>
<h3>Padronanza dell’intero stack AI e aggiornamento continuo</h3>
<p>La trasformazione AI richiede, ovviamente, competenze tecniche avanzate e può essere affrontata solo da chi padroneggia l’intero stack dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>D’altronde, AI non è solo LLM o assistenti conversazionali, ma anche Machine Learning, Deep Learning, NLP, sistemi agentici e tecniche di ottimizzazione dei dati. Serve inoltre un aggiornamento costante, perché soprattutto nell’ambito dell’AI generativa emergono continuamente nuovi framework e modelli.</p>
<h2>La nostra visione e come affrontiamo i progetti di AI transformation</h2>
<p>In Exprivia riteniamo che l’AI rappresenti una trasformazione epocale <strong>destinata a permeare l’intera organizzazione:</strong> non sarà limitata a singoli use case, ma diventerà una componente naturale di ogni processo aziendale.</p>
<p>Non parliamo solo di automazione o supporto decisionale, ma di un cambio di paradigma: <strong>sistemi capaci di anticipare i bisogni, proporre azioni, attivare workflow, innestarsi nelle attività quotidiane</strong> con un livello crescente di autonomia ma sempre nel rispetto di un approccio <em>human in the loop</em> che garantisce il controllo da parte di professionisti esperti.</p>
<h3>Il nostro percorso nell’AI, dal machine learning alla collaborazione con le Università</h3>
<p>Il<strong> nostro approccio all’AI deriva </strong>da anni di progettualità basate su Machine Learning e Data Analytics. Già nel 2019 abbiamo avviato iniziative di manutenzione predittiva, lavorando su casi d’uso industriali che richiedevano <strong>affidabilità, continuità e una profonda competenza tecnologica.</strong></p>
<p>Negli anni abbiamo ampliato il perimetro, evolvendo verso l’AI conversazionale e agenti in grado di superare la semplice interazione linguistica eseguendo azioni, attivando workflow e integrandosi nei processi operativi.</p>
<p>In Exprivia, possiamo contare su una forte expertise settoriale, maturata in molteplici <em>industry </em>come PA, energy &amp; utilities, retail, healthcare e manifatturiero. Questa conoscenza di dominio ci consente di adottare <strong>un approccio realmente consulenziale e di verticalizzare al massimo le nostre soluzioni in base al contesto operativo</strong>.</p>
<p>A tutto ciò si affianca <strong>un lavoro costante di ricerca e di scouting</strong>. Monitoriamo tecnologie, framework e prodotti emergenti, selezioniamo ciò che è maturo e lo integriamo nelle nostre soluzioni. Per rimanere sulla frontiera <strong>collaboriamo con Università e Centri di Ricerca su sfide altamente specifiche</strong>, portando nei progetti competenze non facilmente reperibili sul mercato.</p>
<h3>Il ruolo chiave del nostro Competence Center</h3>
<p>Per rispondere alla crescente domanda di progetti AI, abbiamo creato un Competence Center come luogo in cui convergono <strong>competenze ed esperienze diverse.</strong></p>
<p>La struttura nasce raccogliendo, all’interno delle varie aree operative, le persone più preparate e appassionate di AI, professionisti che già seguivano da vicino l’evoluzione del settore e che oggi lavorano insieme in un confronto costante.</p>
<p>Il nostro modello si sviluppa lungo tre direttrici.</p>
<ul>
<li>
<p>La prima è <strong>la crescita delle competenze interne</strong>. Il Competence Center definisce percorsi di formazione mirati, differenziati per ruolo e basati sulle piattaforme e-learning aziendali. In questo modo assicuriamo che ogni team abbia il livello di conoscenza necessario per affrontare progetti AI complessi.</p>
</li>
<li>
<p>La seconda riguarda <strong>il supporto alla prevendita</strong>. L’AI non si vende “a scaffale”: richiede visione, comprensione del processo e un lavoro di <em>co-design</em> con il cliente. Per questo, il Competence Center affianca la forza commerciale mettendo insieme, di volta in volta, esperti del verticale specifico e specialisti tecnologici.</p>
</li>
<li>
<p>La terza direttrice è il<strong> supporto operativo</strong>. Quando il progetto prende forma, il Competence Center agisce come gruppo di avvio: definisce l’architettura della soluzione, imposta il metodo, indirizza le decisioni tecniche e rimane il punto di riferimento per tutte le risorse coinvolte.</p>
</li>
</ul>
<p>Grazie a questa struttura, riusciamo a garantire <strong>un approccio coerente</strong> indipendentemente dal settore, dalla complessità del progetto o dal tipo di tecnologia adottata.</p>
<h3>Come portiamo l’AI nelle aziende</h3>
<p>Accompagnare un’azienda nella trasformazione AI significa assumersi la responsabilità della sua adozione. Il nostro approccio segue un modello strutturato che vuole evitare gli errori più frequenti: <strong>partire da un POC senza visione o introdurre l’AI in processi che non sono pronti a riceverla.</strong></p>
<ol>
<li>
<p>Il primo elemento è il <strong>commitment</strong>, che deve arrivare dai livelli decisionali più alti. La ratio è semplice: un progetto AI funziona solo quando il vertice dell’organizzazione comprende il valore atteso e riconosce che la trasformazione non riguarda un reparto, ma l’intera catena decisionale.</p>
</li>
<li>
<p>A questo segue <strong>un lavoro di co-design</strong>, in cui mettiamo insieme competenze ed esperienza per progettare la soluzione insieme ai team che la useranno, definendo con precisione quali cambiamenti richiederà a livello operativo.</p>
</li>
<li>
<p>Effettuiamo poi una<strong> valutazione economica e infrastrutturale</strong>. La transizione dalla fase prototipale a quella industriale implica infatti costi, scelte architetturali e valutazioni tecniche non banali. Il nostro ruolo è aiutare le aziende <strong>a comprendere il TCO reale</strong> e a prendere le decisioni più giuste, caso per caso.</p>
</li>
<li>
<p>Quando il progetto entra in fase esecutiva, attiviamo il nostro modello di delivery, che garantisce un coordinamento costante tra tutte le figure coinvolte e, come detto, prevede il coinvolgimento del nostro Competence Center.</p>
</li>
<li>
<p>Parallelamente, lavoriamo sulla <strong>gestione del cambiamento</strong>, perché introdurre l’AI significa quasi sempre ripensare attività, ruoli e modalità operative.</p>
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		<title>AI Adoption: come stanno cambiando le aziende e cosa aspettarsi dal 2026</title>
		<link>https://www.it-present.com/it/ai-adoption-come-stanno-cambiando-le-aziende-e-cosa-aspettarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Monza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 20:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Key Takeaway L’adozione dell’AI è in crescita, ma la maturità resta limitata, con molte aziende ancora in fase pilota. La vera trasformazione parte dai processi core. Nel 2026, l’AI evolverà ulteriormente da supporto tattico a leva di cambiamento sistemico. Il 2026 sarà un anno chiave anche a livello tecnologico. Sistemi multi-agente e modelli linguistici di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Key Takeaway</h2>
<ul>
<li>
<p>L’adozione dell’AI è in crescita, ma la maturità resta limitata, con molte aziende ancora in fase pilota.</p>
</li>
<li>
<p>La vera trasformazione parte dai processi <em>core</em>. Nel 2026, l’AI evolverà ulteriormente da supporto tattico a leva di cambiamento sistemico.</p>
</li>
<li>
<p>Il 2026 sarà un anno chiave anche a livello tecnologico. Sistemi multi-agente e modelli linguistici di dominio sono solo alcuni dei trend da monitorare.</p>
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<p>Strategia, governance e cultura rappresentano la vera sfida.</p>
</li>
</ul>
<p>L’intelligenza artificiale è ovunque: se ne parla nei board aziendali, nei media, nei piani industriali. Ma al di là dell’hype, <strong>come procede davvero l’AI adoption nelle imprese</strong>? In che modo quella che viene presentata come una rivoluzione senza precedenti sta trasformando organizzazioni, processi e modelli operativi?</p>
<p>In questo articolo analizziamo <strong>lo stato dell’adozione</strong>, i trend tecnologici più promettenti per il 2026, i fattori che frenano la trasformazione e le modalità per affrontare il cambiamento in modo concreto.</p>
<h2>AI Adoption: stato dell’arte e (grandi) ambizioni future </h2>
<p>Negli ultimi dodici mesi l’intelligenza artificiale ha vissuto <strong>un’accelerazione senza precedenti. </strong>Secondo il report <a href="https://www.mckinsey.com/capabilities/quantumblack/our-insights/the-state-of-ai#/" rel="noopener" target="_blank">State of AI in 2025 di McKinsey</a>, l’88% delle aziende dichiara di utilizzare almeno una soluzione AI in una o più funzioni di business, in netta crescita rispetto al 78% dell’anno precedente. In particolare, il 62% delle organizzazioni <strong>ha avviato iniziative basate su AI agentica</strong>, tra sperimentazioni (39%) e primi progetti in fase di scaling (23%), a conferma del crescente interesse verso modelli generativi e applicazioni autonome. I dati sono confermati da <a href="https://www.bcg.com/publications/2025/closing-the-ai-impact-gap" rel="noopener" target="_blank">BCG</a>, secondo cui il 66% delle aziende starebbe esplorando l’impiego degli AI Agent.</p>
<h3>Investimenti importanti, maturità ancora limitata</h3>
<p>Dietro l’apparente ubiquità della tecnologia, il quadro dell’AI adoption a livello globale è più sfaccettato. Tutto dipende da cosa si intende realmente per <em>adozione dell’AI</em>: se ci si riferisce a progetti isolati, iniziative pilota o applicazioni circoscritte a singole funzioni, l’adozione è effettivamente molto elevata. Se invece si considera <strong>l’adozione in senso sistemico </strong>&#8211; ovvero integrazione trasversale nei processi <em>core</em>, impatto organizzativo, <a href="https://www.it-present.com/it/tag/big-data-analytics" rel="noopener" target="_blank">cultura data-driven</a> e trasformazione dei modelli operativi &#8211; lo scenario cambia.</p>
<p>Secondo McKinsey, infatti, “<em>a livello aziendale, la maggior parte si trova ancora nelle fasi di sperimentazione o di progetto pilota, e solo circa un terzo dichiara di aver avviato la scalabilità dei propri programmi di AI</em>”. In altre parole, l’intelligenza artificiale è già presente nel perimetro operativo di molte imprese, ma <strong>non ha ancora compiuto il salto verso una trasformazione su larga scala. </strong>Il 2026 dovrebbe essere il momento giusto.</p>
<h2>In che modo l’AI sta trasformando le aziende</h2>
<p>Le prospettive per il futuro prossimo sono positive: se dall’hype iniziale si è già passati alla concretezza dei primi risultati, ora l’obiettivo è completare il percorso, ovvero <strong>tradurre l’adozione dell’AI in un valore sistemico</strong>. Ecco le traiettorie più evidenti osservabili sul campo.</p>
<h3>Da funzioni isolate a processi integrati</h3>
<p>Come anticipato, l’AI sta spingendo le imprese a passare <strong>da use case localizzati a integrazioni in processi trasversali</strong>. Supply chain, operation, finanza, HR: sempre più funzioni vengono coinvolte in flussi di lavoro in cui l’AI non è più un supporto accessorio, ma <strong>un attore che contribuisce alla gestione e all’ottimizzazione operativa</strong>. La sfida, oggi, è costruire piattaforme e modelli capaci di mantenere coerenza, interoperabilità e controllo man mano che l’intelligenza artificiale entra nei gangli vitali dell’organizzazione.</p>
<h3>Dalla tecnologia agli asset intangibili: cultura, dati, governance</h3>
<p>Le aziende più avanzate stanno già investendo in asset immateriali decisivi come <strong>la qualità dei dati, la cultura del dato e solidi modelli di AI governance</strong>, perché è qui che si gioca <strong>la differenza tra una sperimentazione isolata e un’adozione matura</strong>. Cambia anche il modo di lavorare: servono figure capaci di <strong>interpretare gli output dei modelli, valutarne l’impatto, garantire trasparenza e responsabilità nelle decisioni automatizzate</strong>.</p>
<h3>Verso modelli organizzativi più agili e <em>smart </em></h3>
<p>Con l’AI, anche la struttura dell’organizzazione tende a cambiare. I modelli tradizionali, rigidi e gerarchici, lasciano spazio a <strong>team più agili, multidisciplinari e autonomi,</strong> spesso supportati da agenti intelligenti. Cresce il peso delle competenze ibride, capaci di leggere bisogni di business e di trasformarli in requisiti per sistemi intelligenti.</p>
<h2>AI trends 2026: nuovi paradigmi all’orizzonte</h2>
<p>Mentre le imprese iniziano ad adattarsi, anche la tecnologia <strong>evolve a un ritmo senza precedenti, </strong>aprendo la strada a scenari sempre più complessi e integrati. Ecco alcuni trend da monitorare nel 2026.</p>
<h3>Sistemi multiagente: verso processi orchestrati e intelligenti</h3>
<p>Inseriti da Gartner tra le Top Strategic Technology Trends del 2026, i sistemi multiagente rappresentano una delle evoluzioni più promettenti dell’AI enterprise. Non si tratta di singoli modelli che rispondono a prompt, ma di collezioni di agenti specializzati che collaborano per raggiungere obiettivi complessi, in ambienti distribuiti o integrati. L’approccio agentico, se ben progettato, diventa un acceleratore di efficienza, scalabilità e adattabilità.</p>
<h3>Modelli linguistici di dominio</h3>
<p>I modelli generali (LLM) hanno aperto la strada, ma i Domain-Specific Language Models (DSLMs) ne rappresentano l’evoluzione concreta. Allenati su dati di settore, questi modelli offrono maggiore precisione, affidabilità e compliance in ambiti ad alta specializzazione, riducendo il rischio di risposte fuori contesto o non verificabili. Gartner prevede che entro il 2028 oltre la metà dei modelli GenAI adottati in ambito enterprise sarà di tipo domain-specific.</p>
<h3>Governance, etica e sovranità del dato: la gestione conta quanto l’adozione</h3>
<p>Con l’AI sempre più pervasiva e con normative come l’AI Act in fase di piena attuazione, le organizzazioni devono attrezzarsi per garantire trasparenza, accountability e rispetto dei principi etici, in particolare in contesti fortemente regolati. Parallelamente, la sovranità del dato tornerà al centro del dibattito.</p>
<h3>Piattaforme di sviluppo AI-native</h3>
<p>Un’evoluzione concreta e già visibile dell’AI enterprise riguarda le piattaforme agentiche di sviluppo software, ambienti progettati fin dall’origine per integrare GenAI e agenti intelligenti in tutte le fasi del ciclo di vita del software: dall’analisi dei requisiti alla progettazione architetturale, fino allo sviluppo, al testing e al rilascio. A differenza dei tool generativi per sviluppatori, queste piattaforme abilitano team estesi — business analyst, architetti, tester — a collaborare in modo sinergico, con il supporto di professionisti specializzati.</p>
<h2>Cosa frena l’adozione dell’AI in azienda e come vincere le resistenze</h2>
<p>Nonostante la crescente attenzione e i numerosi progetti avviati, l’adozione sistemica dell’AI in azienda incontra ancora alcuni ostacoli che raramente dipendono dalle tecnologie coinvolte, ma piuttosto da <strong>fattori organizzativi, culturali, strategici e normativi</strong>.</p>
<p>Ecco cosa stiamo rilevando sul mercato e quali leve si stanno dimostrando efficaci per accompagnare il cambiamento.</p>
<h3>Mancanza di una strategia chiara e condivisa</h3>
<p>Uno dei limiti più evidenti riguarda l’assenza, in diverse realtà, di una visione strategica sull’adozione dell’AI. Le iniziative nascono a silos all’interno di singoli dipartimenti e, inevitabilmente, <strong>faticano a evolvere in un piano strutturato con obiettivi condivisi, KPI chiari e una governance centrale. </strong>Questo ne riduce l’impatto potenziale e impedisce di scalare ciò che funziona.</p>
<p>Per superare questo limite, anche di concerto con i propri partner tecnologici, è fondamentale partire da <strong>un assessment dei processi e dei dati disponibili</strong>, definendo una roadmap chiara che tenga conto delle priorità di business, dei vincoli organizzativi e degli obiettivi misurabili. L’AI adoption, infatti, deve essere considerata un progetto strategico guidato dal top management.</p>
<h3>Resistenza al cambiamento</h3>
<p>Sul mercato troviamo molte aziende attive nella sperimentazione dell’AI, ma <strong>in difficoltà ad affrontare il cambiamento organizzativo che ciò comporta</strong>. La GenAI, in particolare, solleva timori legati alla sostituzione delle competenze umane e al rischio di irrilevanza di alcuni ruoli.</p>
<p>Affrontare la resistenza significa lavorare sul <strong>coinvolgimento attivo delle persone, costruendo percorsi strutturati di change management,</strong> comunicazione e formazione continua. I progetti di AI che funzionano sono quelli in cui la tecnologia è introdotta come leva abilitante, non come minaccia: l’approccio <em>human in the loop</em> è una delle chiavi per favorire fiducia e accettazione.</p>
<h3>Carenza di competenze</h3>
<p>La mancanza di competenze specialistiche è un altro ostacolo chiave, soprattutto in virtù della frenetica evoluzione tecnologica sottostante. La soluzione passa dalla collaborazione con partner in grado di garantire competenze aggiornate e approcci flessibili, ma anche dalla costruzione di percorsi di reskilling e upskilling interni.</p>
<h3>Governance, compliance e rischi</h3>
<p>In settori regolamentati come la <a href="https://www.it-present.com/it/tag/healthcare" rel="noopener" target="_blank">sanità</a>, il <a href="https://www.it-present.com/it/magazine-gestione-informatica-dei-dati-nella-pubblica-amministrazione-come-cambia-con-la-digital-transformation" rel="noopener" target="_blank">pubblico </a>e i servizi finanziari, l’assenza di framework di governance per l’adozione dell’AI rappresenta un freno importante. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la serrata evoluzione normativa (AI Act, Data Act…) che introduce vincoli stringenti, classificazioni per livello di rischio e obblighi di trasparenza e documentazione.</p>
<p>Per affrontare questo scenario <strong>serve un presidio strutturato su compliance e rischio</strong>, capace di integrare la governance dell’AI nei modelli di controllo già esistenti. L’obiettivo non può essere solo la conformità normativa, ma la costruzione della fiducia all’interno e all’esterno dell’organizzazione.</p>
<h3>Affidabilità dei modelli generativi</h3>
<p>Un tema che rileviamo sul mercato riguarda <strong>l’affidabilità percepita dell’AI generativa</strong>. Molte aziende vedono in questa tecnologia un potenziale di efficienza e automazione, ma si interrogano sulla reale affidabilità degli output. Il dubbio è lecito: se ogni risposta deve essere rivista e validata da un operatore umano, <strong>l’impatto sui processi rischia di essere molto limitato.</strong></p>
<p>Per superare questa diffidenza, è importante scegliere casi d’uso adatti al livello di maturità della tecnologia, dove l’eventuale errore sia tollerabile o comunque gestibile. Parallelamente, vanno adottati strumenti di validazione, monitoraggio e controllo continuo degli output generati, per garantire coerenza, trasparenza e qualità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.it-present.com/it/ai-adoption-come-stanno-cambiando-le-aziende-e-cosa-aspettarsi/">AI Adoption: come stanno cambiando le aziende e cosa aspettarsi dal 2026</a> proviene da <a href="https://www.it-present.com/it">Present</a>.</p>
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