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Cos’è il supply chain planning

Parte attiva del supply chain management, il supply chain planning è un processo strategico con cui individuare in anticipo le evoluzioni della domanda di prodotti e servizi, così da programmare in modo puntuale l’acquisto delle materie prime e di quelle componenti necessarie alla realizzazione di un bene. Un tassello chiave all’interno del business, dunque, poiché punta a garantire la disponibilità di materiali e prodotti necessari minimizzando al contempo costi e rischi legati alle operazioni di approvvigionamento, distribuzione e logistica.


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Nelle aziende retail e di altri settori che hanno a che fare con un’ampia gamma di prodotti è oggi sempre più importante migliorare l’automazione con l’impiego dei moderni strumenti di Product Information Management. Efficienza e riduzioni di costo aziendali richiedono una gestione centralizzata e facilità d’accesso alle informazioni di prodotto, prerogative non ottenibili se i dati utili sono segregati in applicazioni e database differenti, ad uso dei differenti reparti aziendali.


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Per capire la concreta utilità dei servizi blockchain è sufficiente guardarsi indietro, ricordando il motivo per cui è nata la tecnologia della catena a blocchi. La blockchain affonda le proprie radici nella crisi finanziaria del 2008, cioè in quel periodo in cui ci si è resi conto che nel mondo finanziario serviva uno strumento sicuro, trasparente, disintermediato e decentralizzato. Da quel momento in poi la blockchain, contraddistinta dalle caratteristiche di affidabilità di cui si è detto, è stata applicata a tanti altri ambiti raggiungendo un grado di maturità che oggi le conferisce un ruolo di primo piano nelle strategie di ottimizzazione dei processi aziendali.


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Nel contesto aziendale odierno, dove il cloud sta conoscendo ritmi di adozione sempre più rapidi, la Cloud Security emerge come una pratica fondamentale per garantire la continuità operativa delle imprese. Per i CIO e i CISO delle medie e grandi aziende, è essenziale non solo adottare misure di cybersecurity, ma anche integrare soluzioni che rafforzino e supportino l’infrastruttura IT esistente.


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Le applicazioni si appoggiano a infrastrutture IT dalla crescente complessità e la geometrica espansione delle interazioni fra i sistemi richiedono soluzioni efficaci ed efficienti per la gestione e il controllo della performance. In questo contesto, il monitoring si rivela uno strumento utile ma, essendo prevalentemente utilizzato per il layer infrastrutturale, non sufficiente ad approfondire tematiche di performance e/o malfunzionamento di un’applicazione. L’Observability, intesa come la possibilità di conoscere e interpretare un sistema complesso, diventa quindi uno strumento indispensabile per non perdere il controllo dell’infrastruttura e dei sistemi.


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La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione è ormai una priorità strategica. I cittadini si aspettano portali istituzionali semplici da usare, accessibili e integrati con i servizi digitali. Allo stesso tempo, le normative – dalle linee guida AGID all’obbligo di adottare soluzioni open source – impongono agli enti pubblici di rinnovare i propri siti, garantendo trasparenza, sicurezza e conformità.

Molti portali della PA sono stati progettati diversi anni fa e oggi un refactoring profondo dei portali istituzionali, capace di coniugare innovazione tecnologica e centralità dell’utente, non è più prorogabile.


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Trasformare un’azienda in una intelligent enterprise comporta per il management, per i collaboratori e per tutti gli stakeholder una serie di vantaggi immediati. Dall’ottimizzazione dei processi operativi alla creazione di una user experience semplificata e omogenea, passando per la possibilità di costruire modelli previsionali per aumentare la redditività del business e per rendere sempre più efficiente la supply chain, le ricadute sono molteplici e tutte misurabili. Per cominciare a governare l’organizzazione in modo end-to-end, supervisionando cioè i workflow come parte di un flusso senza soluzione di continuità, è necessario prima di ogni altra cosa digitalizzare ciascun task, e poi adottare piattaforme in grado di raccogliere, elaborare, orchestrare e ridistribuire le informazioni generate dagli endpoint connessi.


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In uno scenario competitivo sempre più caratterizzato dalla logica del just in time, per mantenere alto il livello di soddisfazione dei clienti, le aziende manifatturiere devono riuscire a ridurre il time to market. Un’impresa tutt’altro che semplice, considerando le criticità che stanno affliggendo diverse catene di fornitura a livello mondiale. La carenza di materie prime (basti pensare al cosiddetto chip shortage, che continuerà a rallentare la filiera tecnologica basata sui semiconduttori per gran parte del 2022) e i frequenti colli di bottiglia che strozzano la logistica mondiale (come conseguenza della crisi dei trasporti dovuta all’emergenza pandemica) potrebbero risultare degli ostacoli quasi insormontabili soprattutto per le organizzazioni meno strutturate.